The Let Them Theory di Mel Robbins ~e~ Elegia Americana di JD Vance
Ho letto due bei libricini…
The Let Them Theory (Hay House 2025) di Mel Robbins, che è una life coach, Hay House
e Elegia Americana (Garzanti 2017) di JD Vance, che è quel cordialone che abbiamo imparato a conoscere;
il primo è un must
l’altro è dannatamente interessante
The Let Them Theory è la teoria del lasciare andare ma spiegata in modo concreto. Non si tratta solo di imparare a lasciare serenamente andare chi non va più bene per noi o di saper mettere quella giusta distanza che arriva solo se si capisce profondamente che gli altri sono altro da noi e su di loro e i loro comportamenti noi possiamo molto poco.
Si tratta del potere di lasciar fare alle persone quello che vogliono, essere quello che sono, senza volerle cambiare o trattenere; per essere liberi noi per primi.
In realtà è una grande svolta: accettare che le cose sono esattamente come le si vede e che ognuno fa esattamente e solo quello che è in grado di fare. E mollare il controllo, il voler spiegare, chiarire, che poi è voler cambiare gli altri; persistere insomma in missioni impossibili.
E quindi
che gli altri facciano quello che sono in grado di fare
che vengano fuori per come sono
e in caso, che vadano…
LET THEM, appunto.
E dopo, LET ME. Perché poi sta a noi riprendere la nostra strada. Scegliere senza compromessi. E lavorare alle cose che sono in nostro potere e dunque le uniche su cui abbia un senso lavorare.
QUOTES:
“When you say Let Them, you make a decision not to allow other people’s behavior stress you out or bother you. When you say Let Me, you reset your stress response and take responsibility for how you respond.”
“Other people teach you how to be a better player, and that’s how you win.”
“People can only meet you as deeply as they’ve met themselves.”
“(people’s) disrespect doesn’t say anything about you. How you respond does.”
E con questa, SIPARIO.
E poi Elegia Americana, il cuore dell’America profonda dei Grandi Appalachi, e pure raccontato benissimo. È una radiografia precisa dell’America povera ma non solo povera, anche brutta, sporca e incattivita. E fa davvero arrabbiare, e diciamo arrabbiare, che se potevamo non saperlo noi chi fossero gli hillbilly, i bianchi poveri e ignoranti d’America, quelli più pessimisti dei neri, più degli ispanici, quelli arrabbiati, che vivono di sussidi, incattiviti e in credito con la vita; sembra davvero in cre di bi le che il mondo del partito democratico possa non averli inclusi nella sua analisi.
Sì, JD Vance non piace, e si capisce anche da dove nasca la sua arroganza e violenza, ma nel 2017 aveva scritto un manuale che avrebbero dovuto studiare tutti a sinistra.
Più lo si legge e più ci si chiede stupefatti, e diciamo stupefatti, con quale naivity (arroganza?) il partito democratico possa non aver tenuto conto di questa analisi cavalcando follie woke, risentimento, fluidità, accenti e apostrofi.
Di questo libro a me colpiscono anche altre cose, tra cui il sistema meritocratico americano, dove 2+2 riesce comunque a fare ancora 4 e dove un ragazzo di estrazione povera può accedere ad Harward e tirarsi via dall’ultima delle classi sociali.
Questo, insieme all’attitudine al cambiamento, salverà sempre l’America. Sperem.
QUOTES:
“Gli americani li chiamano hillbilly (buzzurri, montanari), redneck (colli rossi) o white trash (spazzatura bianca). Io li chiamo vicini di casa, amici e familiari.”
“È stato lo spostamento dei Grandi Appalachi dal partito democratico al partito repubblicano a ridefinire gli assetti politici dell’America dopo Nixon…Ed è nei grandi Appalachi che le fortune dei bianchi della classe operaia sembrano particolarmente in declino…la mia patria è un luogo di infelicità.”
“Molti membri del proletariato bianco pensano tutto il male possibile della società in cui vivono.”
“Non c’è gruppo etnico-sociale più pessimista dei bianchi della classe operaia.”