Come le biografie dei grandi artisti ci insegnano a vivere
 

I libri più belli che mi porto dal 2022

La fine dell’anno di solito è fatta per i bilanci. Per me ora è molto faticoso chiudere in pace con il 2022, allora faccio il bilancio dei libri, molto più facile. I libri più belli che ho letto, non sono libri di musica, perché ogni tanto faccio pause e leggo anche altro.

 

American Vertigo di Bernard Henry Lévy, è l’America raccontata dal filosofo francese dopo aver passato, invitato dalla rivista «Atlantic Monthly», un anno on the road a decodificare il sistema americano (carceri, città, assistenza sanitaria, sistema elettorale, chiese…). Viaggiando Lévy richiama Alexis de Tocqueville che prima di lui, nel 1831, aveva fatto quel viaggio da cui poi nacque La democrazia in America.

Lévy è un potente intellettuale e affronta la realtà sfaccettata e complessa americana sgretolando però il pregiudizio anti americano così seducente per una parte degli intellettuali di tutto l’occidente.

Restituisce un Paese di enormi contraddizioni, che contiene i più grandi e i più miseri, la provincia profonda e la modernità, capace di grandi sogni, che si aggrappa a un suo passato troppo piccolo e che quindi museifica e gadgettifica tutto, che mostra un orgoglio incondizionato per la propria patria, un orgoglio che fa quasi invidia. Un grande Paese con cui l’Europa dovrebbe fare alleanza. Questa, l’ultima analisi di Lévy, una grande democrazia capace di contenere il virus ma anche il suo antidoto.

 

La porta proibita di Tiziano Terzani. Negli anni ‘80 dopo la morte di Mao Tse Tung sale al potere Deng Xiaoping che capisce la necessità (un milione di persone da far sopravvivere, non per altro) di guardare a occidente e inaugura per la Cina una stagione di maggiore apertura.

“La porta proibita” si spalanca e Terzani si trasferisce in Cina con la famiglia. Osserverà questo paese con la sua attenzione e giusta distanza, studiandone lingua, usi e costumi.

Ne esce un’analisi veritiera, indagata e profonda sulla Cina di quegli anni, e un illuminante resoconto sulla violenta devastazione culturale che ha prodotto la dittatura di Mao, per chi avesse ancora dubbi. Un sistema di potere e di controllo aggressivo e ignorante che ha quasi interamente raso al suolo una civiltà millenaria.

Terzani sempre meraviglioso, sempre tagliente e ironico, toscano. E, temo, sempre attuale.

 

Un indovino mi disse sempre di Terzani. Nel ’76 ad Hong Kong un vecchio indovino disse a Terzani che nel 1993 non avrebbe dovuto prendere alcun aereo o sarebbe morto. Il libro è il racconto esilarante delle incredibili storie e avventure in cui Terzani si imbatte avendo deciso di rispettare questo monito, mentre continua ad indagare i temi dell’attualità di cui si occupava da giornalista.

Vivendo in Asia da corrispondente e potendo viaggiare solo per terra, inizia a vedere il mondo, lo spazio e il tempo che lo definiscono, con occhi nuovi. A piedi, torna davvero a viaggiare.

Il fioretto forse è assurdo ma ci dice di come si possano fare le cose in modo diverso cercando altre strade e proprio per questo fare incontri che altrimenti sarebbero impossibili.

È un libro per chi intende il viaggio come ricerca prima di tutto interiore e per chi vuole saperne di più dell’Asia, quella antica che forse non c’è già più.

 

Infine Una terra promessa, l’autobiografia di Barak Obama. Uno dei presidenti più interessanti d’America che si racconta. Ed è una bella sorpresa, Obama è un grande narratore. Racconta l’infanzia alle Hawaii dove è nato e tutta la strada verso la sua storica presidenza; fatta di cambiamenti profondi, di grandi sogni, forti tentativi e un respiro che sarebbe bello intravedere a casa nostra.

Obama è puntuale nel riportare, si capisce che mira anche a chiarire alcune questioni una volta per tutte. Questo presidente da lontano già ci era piaciuto ma ora lo vediamo meglio. Umano, appassionato, visionario e capace di sognare un miglioramento concreto per il suo Paese di cui condivide dubbi, paure e speranze.

Un bellissimo esempio (per noi mortificante) di come un leader possa scegliere la sua squadra politica basandosi solo su criteri di merito e di competenze. Una grande lezione di gioco di squadra, di lavoro organizzativo, di passione politica, che però svela anche quanto spesso la possibilità che le cose si realizzino dipende anche dagli ego dei personaggi in campo con cui ci si scontra e con cui pure bisogna trattare.

Questo libro è una riflessione larga sul potere, sulle relazioni umane intorno ad esso, sui fatti distorti e raccontati a show, sugli ideali, anche quelli che contrastano con la realtà.

Pochissimi i momenti di down per me, quelli in cui parla delle figlie. Non della moglie, lì si tiene, ma quando arriva alle figlie scivola in un papinismo che non gli si addice. Ma lo perdoniamo e andiamo avanti perché sappiamo che tra un minuto tornerà a raccontarci del suo cammino attraverso le fatiche e le speranze della democrazia. Ad avercene.

Da questo libro ci resta una lezione di serietà, di feroce realtà e uno sguardo interessantissimo sull’essenza della cultura americana che rompe molti pregiudizi contro questo meraviglioso Paese.

 

Sono quattro i libri è vero ma l’autobiografia di Obama è di 800 pagine quindi vale per due 🙂

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