Come le biografie dei grandi artisti ci insegnano a vivere
 

My Love Story, l’autobiografia di Tina Turner

My Love Story

di Tina Turner

HarperCollins, 2018

(Le parti in corsivo sono citazioni riprese dal testo che qui si recensisce, così, per chiarezza)

Ho finito di leggere My Love Story, l’autobiografia di Tina Turner. “The Queen of Rock and Roll”, in realtà Anna Mae Bullock, una ragazzina nata nel 1939 a Nutbush, Tennessee, che cresce in una famiglia che lavorava nelle piantagioni di cotone. Dalla povertà alla gloria, una storia americanissima e bellissima.

Una sorpresa Tina Turner. Da una parte semplicissima, dall’altra un treno. Ma in effetti spesso le persone semplicissime sono dei treni, ricamano meno, si perdono meno in filosofie e in astrazioni mentali e trovano ricette concrete per andare avanti.

Per me era quell’uragano che cantava a pieni polmoni e ballava con minigonne cortissime e tacchi altissimi (roba che anche solo per questo avrebbe meritato la stella nella Hollywood Walk of Fame), da questo racconto onesto si capisce che è stata anche una donna con una forza incredibile che ha superato uno dopo l’altro ostacoli che avrebbero fermato chiunque.

A cominciare, non per fare sempre psicologia, da una madre che non la cura, la lascia ai nonni, che difenderà sempre l’ex marito violento e che non le farà mai un complimento (riposi in pace, cara signora). Al marito violento, Ike Turner, che la picchiava, la tradiva, ne sfruttava economicamente il talento. Lei ha mantenuto il suo cognome senza farne un problema identitario ma semplicemente perché ormai era il suo nome d’arte. In questo senso la semplicità.

E poi i dolori, la malattia lunghissima, durissima. Il suicidio di un figlio pochi anni fa.

Ma quello che emerge però è che sebbene tanti e gravi, non sono i dolori o gli abusi a definirla. La definisce la forza che ha trovato una sera per lasciare quello stronzo di Ike Turner in una camera di albergo senza tornare mai più indietro, mai più. E quindi tutto quello che è potuto accadere dopo: il suo successo da solista, i riconoscimenti e le collaborazioni con i più grandi colleghi del rock. Ma anche un grande amore, arrivato tardi, anzi non tardi ma quando era possibile, quando finalmente ‘la persona giusta’ attraverso le esperienze e gli anni lo era diventata per prima lei.

C’è un racconto che fa all’inizio del libro e che mi ha colpito molto. Era bambina, giocando nei prati arrivò alla tana di un serpente, un serpente minaccioso.

“Balzai in piedi e corsi più veloce che potevo. Mi si sciolsero le trecce, il fiocco del vestito si slegò, ma continuai a correre finché non sui al sicuro”.

 

Tina Turner si è salvata con il suo intuito, che le ha fatto seguire quello che amava, e insistere.

Con il desiderio di migliorarsi sempre per evolvere, e prendere dagli altri grandi artisti. Cercando e trovando il buddismo.

E con una forza semplice che le ha fatto capire presto quando scappare dal serpente.

Perché a volte basterebbe sapere quando è il momento di scappare via perché si ha davanti un serpente.

 

Lezioni e Riflessioni sparse

 

Come gli altri si comportano con te, definisce loro. Come tu reagisci, definisce te.

Amen. Questo vale con tutti, amici, amori, prepotenti al lavoro.

 

– Nutrire passioni ci protegge dai dolori della vita. Anche quelli più atroci.

Che non vuol dire che ci salvi completamente ma di sicuro evita la deriva.

 

Un video

Qui è con Mick Jagger durante la tappa in Giappone del tour The Break Every Rule del 1988. È nel pieno del suo successo e splendore, a fianco di un gigante che la stimava.

Alla salute di quel Ike Turner che la aveva picchiata per una vita.

©

 

(Tutti i diritti sono riservati)

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