Il libro nero dei Rolling Stones, la storia di tutte le canzoni
di Paolo Giovanazzi
Giunti Editore 2014
(Le parti in corsivo sono citazioni riprese dal testo che qui si recensisce, così, per chiarezza)
I Rolling Stones, la mia band preferita. Conoscere tutte le loro canzoni è roba da professionisti. Io pensavo di conoscerne tante eppure questo libro me ne ha riportate molte di cui mi ricordavo appena e molte di cui non sapevo nulla.
Il libro nero dei Rolling Stones è il testo che – in controcanto al Libro bianco dei Beatles – uscì per analizzare tutte le canzoni ufficialmente edite nel corso della storia della band, iniziata nel 1962 e non ancora conclusa.
Ma se i Beatles lavorarono insieme solo 7 anni producendo 186 canzoni; i Rolling Stones ne hanno prodotte quasi 400 e sono ancora insieme. Un libro che le raccogliesse serviva davvero. Giovanazzi riesce in un’impresa pressoché impossibile: riordinare i dati e le caratteristiche delle registrazioni di tutti i brani eseguiti e registrati dagli Stones, incluse quindi le cover. In questo lavoro sono raccontate per esteso la genesi, la storia, la fortuna o sfortuna di tutte le canzoni degli inizi dell’apprendistato ai brani degli ultimi album, il libro è del 2014.
Oltre ai dati tecnici (data, studio di registrazione, produttore, autori, musicisti, data di pubblicazione ufficiale) di ogni pezzo sono condivisi anche gli aneddoti poco raccontati e soprattutto le dichiarazioni dei protagonisti. E tutto quello che c’è stato dietro la composizione di ogni canzone della più grande rock band del mondo. Punto.
È un manuale, una bussola per navigare l’immenso corpo delle canzoni degli Stones; ripercorrerne la storia, le storie, come davanti ad un album di fotografie. Le canzoni sono organizzate in ordine cronologico, dagli esordi con le cover di Chuck Berry e Willie Dixon, ai lavori del 2012 di A bigger bang, passando per i più bei capolavori di rock, blues e poesia.
Questo manuale è utilissimo per chi vuole curiosare per magari allargare la conoscenza oltre i pezzi più famosi della band, ma anche per gli studiosi o appassionati più seri che cercano dettagli e completezza di informazione. Molto è raccontato infatti anche di come queste canzoni sono nate e di come si sono poi trasformate nel lavoro in studio.
Un lavoro mastodontico che potrebbe sembrare solo di catalogo, in realtà è uno strumento per conoscere meglio queste canzoni meravigliose. Ho scoperto che di tanti brani non avevo colto affatto il significato. Anche della canzone che magari avevo sentito mille volte.
LEZIONI E RIFLESSIONI SPARSE
più che altro aneddoti e informazioni
- Tra le registrazioni londinesi dell’ottobre 1963, c’è I Wanna Be Your Man, brano a firma Lennon / McCartney. Come questa canzone finì su un 45 giri degli Stones, è uno dei tanti aneddoti raccontati in questo libro.
- Mick Jagger per la diabolica Sympathy for the Devil si ispirò al libro Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Quando si dice l’ispirazione alta…
- Su Time waits for no one, bellissima!, due cose: 1) il produttore? The Glimmer Twins! 2) “non è mai stata eseguita in concerto ma gli Stones l’hanno in qualche modo riconosciuta come uno dei loro lavori migliori del periodo facendone la title track della raccolta TIME WAITS FOR NO ONE – ANTHOLOGY 1971-1977”. Anthology che corro a cercare…
- Durante la registrazione della base strumentale di You got the silver il produttore, Jimmy Miller, un filo pignolo, non era soddisfatto del timbro del rullante della batteria e allora continua a far suonare Watts e Richards ancora e ancora e ancora… Quando si decide a registrare perché forse c’erano quasi, si accorge che a Richards sanguinavano le dita “Vedevo il sangue che gocciolava dal manico della chitarra e doveva fargli parecchio male. Mi sono veramente sorpreso di quanto Keith – che sa essere feroce ed è capace di fare a pezzi una persona – sia stato gentile in una situazione così fastidiosa”
- Pare, incredibilmente, che l’inconfondibile attacco di Honky Tonk Women registrato nel disco sia un errore, un’entrata fuori tempo. L’aveva spiegata Charlie Watts questa cosa: “Dal vivo non abbiamo mai suonato un’introduzione a Honky Tonk Women come quella del disco. Jimmy Miller suona il campanaccio. Non so se sia stato lui o io a fare un’entrata sbagliata, comunque Keith entra al momento giusto e quindi tutto gira bene. I musicologi potrebbero mettersi ad analizzare questo passaggio per anni. In effetti è un errore ma, per quanto mi riguarda, funziona”. Sì, Charlie, direi che funziona pur per noi… Agli Stones svengono bene pure gli errori.
- Questo aneddoto sulla creazione di Satisfaction magari è noto a tutti ma a me fa sempre sorridere. Keith Richards è nel suo appartamento a Londra, verosimilmente dopo aver passato una delle sua sobrie e salutari serate si addormenta…in un momento di risveglio accende il suo registratorino… La mattina seguente riavvolge il nastro e trova inciso il riff più famoso della storia seguito da quaranta minuti del suo russare!
UN VIDEO
Non l’hanno mai suonata in concerto ma Time waits for no one è semplicemente meravigliosa e anche loro lo sanno…
Qualche aneddoto in più? Mi fanno ricordare che, dopotutto, anche loro sono semplici mortali che cmq fanno la Storia della musica. Grazie dell’articolo.
Eccola! Hai ragione, aggiunti.
I nostri mortali immortali…