Come le biografie dei grandi artisti ci insegnano a vivere
 

La commovente biografia di Janis Joplin

Janis
la biografia definitiva

di Holly George-Warren
De Agostini 2020

(Le parti in corsivo sono citazioni riprese dal testo che qui si recensisce, così, per chiarezza)

Chiudendo il suo libro Holly George-Warren ringrazia Janis Joplin per averle cambiato la vita. Il suo viaggio con Janis cominciò nel ‘70 o ‘71 quando la andò a vedere al Dick Cavett Show, per poi comprare Pearl che consumò, e via così fino a questo libro che forse è davvero la biografia definitiva su Janis Joplin. Janis è il risultato di quattro anni di lavoro e un centinaio di interviste a fonti che furono in qualche modo vicine a Janis: giornalisti, fotografi, vecchi amici; la sorella che ha fornito lettere, cimeli, foto, ricordi e testimonianze.
È una ricostruzione vicina, profonda, umana. Janis percorre con precisione la vita breve, sensazionale e tristissima della prima rock star donna, una grande voce blues racchiusa in una piccola ragazza bianca.

Questo libro insieme all’ambiziosa crescita musicale di Janis, alle performance dal vivo, alla storia della band e dei musicisti, ripassa con attenzione e delicatezza la sua faticosa storia umana ma senza omettere niente; per questo è infinitamente prezioso.

La famiglia di Janis veniva da una lunga stirpe di pionieri arrivati dalla Svezia e dall’Irlanda; che erano stati pellegrini, predicatori, braccianti, cowboy, allevatori e contadini. Stabilitasi poi del triangolo del petrolio americano, in Texas.

Port Arthur, Texas, nasce qui Janis. Un’infanzia non convenzionale con due genitori che stravedevano per questa bambina brillante e amorevole, di cui accesero la creatività. Sua madre Dorothy che le comprò un pianoforte verticale e libri di canzoni per bambini con cui la accompagnava al piano per cantare. Suo padre Seth che la allenava a costruirsi opinioni personali, che le passò la passione per i libri e le costruì un teatrino per giocare.

Il legame speciale con il padre fu poi interrotto dalla nascita del fratello, unico maschio tanto atteso e questo le causò una ferita che solcò tutta la sua vita. Si determinò una spasmodica ricerca di attenzione, di amore e di approvazione, ovviamente inarrivabile; e una dipendenza affettiva piena di rabbia. Le testimonianze del libro raccontano benissimo questo aspetto umano.

E intanto cresceva una ragazza bianca appassionata di blues, di ideali hippie di uguaglianza e libertà, in un piccolo paesino impietoso del Texas.
Non la capivano gli amici che la mettevano in ridicolo, non la capivano i compagni di scuola che la ferirono con scherzi crudeli e con disprezzo, e non la capivano i genitori che non condividevano quelle posizioni politiche e quello stile di vita hippie. Reagirono scoraggiati alle ribellioni e alle sfide della figlia mettendo una distanza che creò ferite che non guarirono mai.

Janis cercò di compiacere tutti, sempre, anche quando gli urlava contro anche quando scappò via per andare a rappresentare un’epoca intera verso la California della controcultura. Mentre scappava di casa scrisse una lettera commovente ai suoi, chiedendo scusa. È un aspetto tenerissimo e tristissimo che mi ha colpito molto. Per essere accettata, per essere speciale, Janis si logorò con sforzi e bugie. E quella accettazione la cercò per tutta la sua breve vita, da un letto a un altro, da una persona a un’altra.

Quella di Janis Joplin è una storia triste, di un’incredibile evoluzione artistica ma anche quella di un’esistenza che non si è mai riappacificata con sé e con il mondo. Di una deriva veloce fatta di ricerca di affetto e aspettative deluse.
Il libro racconta bene questi due piani paralleli, l’ascesa della grande artista, la prima donna della storia del rock, e l’inesorabile rovina interiore.

A me la storia di Janis Joplin ha lasciato un sentimento di ammirazione e dolcezza e tristezza insieme.

Janis Joplin, la prima donna ad avere un posto nella storia del rock. Talmente singolare che veniva chiamata “the Pearl”. In pochi anni ha lasciato un’eredità enorme per tutte le ragazze e le musiciste che ispirò e istruì con la sua potenza vocale e la sua libertà.
E Janis la strana, goffa, sgraziata, maschiaccio, offesa e derisa, arrabbiata e irruenta, che gira le bettole del Texas e della Louisiana a sentire il blues che apparteneva solo ai neri, uomini. Janis ferita, in cerca di approvazione sempre, piena di dubbi sempre, a giustificare tutto di sé sempre; morta da sola in un hotel di Los Angeles, aspettando una visita di amici che non arrivarono mai.

Ci resta la sua musica e la sua voce potente e sofferente, che non ha perso niente in tutta questa assenza. Questa è ancora intatta e arriva dritta al cuore, da dove era partita.

Lezioni e Riflessioni sparse

  • Irrequieta e incapace di non attrarre a sé delusioni, in un periodo particolarmente autodistruttivo chiese aiuto al padre, Seth, che volò a San Francisco, gli offrì tutto il sostegno che poteva e gli passò anche la sua visione realistico-pessimista della vita che chiamava “la grande Truffa del Sabato Sera”. La gente credeva che lavorando sodo per tutta la settimana si sarebbe poi divertita nel week end; che qualcosa potesse ricompensare le fatiche e le sofferenze della vita quotidiana. Cosa che non accadeva. La ricompensa era un’illusione, si rimaneva invece fregati dalla vita che restava piena di infelicità e delusione. La Truffa del Sabato Sera, appunto. Janis non dimenticò mai questo discorso del padre. Anzi, anni dopo, ad un giornalista disse: “Mi accese come una lampadina. Non c’era altro”. Rinominò quella Truffa chiamandola Kozmic blues per cui “comunque vada la vita ti schianta”.

 

  • Dalle interviste che il libro raccoglie si capisce bene quanto, con una tenacia da pioniera e una tensione all’eccellenza, perfezionò il suo talento naturale. Indovina un po’, niente arriva senza sforzo. “Alla fine, sei solo quello che ti accontenti di essere” dichiarò una volta.

 

  • Ho capito quanto Janis Joplin influenzò non solo le donne ma anche altri illustri colleghi (Robert Plant dei Led Zeppelin, Ian Gillan dei Deep Purple, Steven Tyler degli Aerosmith). Ci sono artisti che produrranno sempre ennesime generazioni di fan e di scolari. Janis Joplin è una di questi.

 

  • Per Janis Joplin vale quello che lei riportava della capacità della sua amata Bessie Smith: “di squarciarsi il petto con un coltello e mostrarci il suo cuore (…) in modo da farci soffrire insieme a lei”.

 

  • La storia di Janis mi ha fatto pensare che anche quando si urla si chiede aiuto. E che a volte si creano disarmonie accidentali, meccanismi che smettono di andare a tempo senza la cattiveria di nessuno. A volte ci sono ferite per cui non è colpa di nessuno.

 

  • La storia di Janis Joplin, che non fece nessuna forma di pace con il suo passato, insegna che con il passato forse bisogna farci pace. Che le nostre crepe o le curiamo o ne moriamo; in un modo o in un altro.

 

  • Mentre mostrava una spavalderia senza misure, in privato chiedeva “E se scoprono che sono soltanto Janis?”…

©

(Tutti i diritti sono riservati)

Un video, anzi due

“Freedom’s just another word for nothing left to lose” …

 

Adorava Otis Redding, per l’emozione, e la sensualità e tutto quello che è Otis Redding. Questa canzone la colpì e ne prese lo stile, il famoso balbettio che userà poi in b-b-b-b-baaaaaby

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