Come le biografie dei grandi artisti ci insegnano a vivere
 

La storia del rock, il manuale di Ezio Guaitamacchi

di Ezio Guaitamacchi
Hoepli 2018

 

Io soffro un po’ di sindrome dell’impostore, per cui prima di fare qualcosa “ma saremo bravi? ci saremo preparati abbastanza? abbiamo le competenze o stiamo fregando gli altri come degli impostori, appunto?”

E quindi, a studiare! Arrivo a questo manuale proprio per avere una panoramica della storia del rock che mi piace tanto e di cui qui mi azzardo pure a recensirne i libri, pensa un po’…

 

Motivi miei a parte, questo libro è una ricostruzione utilissima, una carrellata anche asciutta, solo 500 pagine per un’operazione che sembrerebbe di per sé titanica, sulla storia di questo genere che in realtà ne intreccia tanti altri per cui delle volte ci si dimentica e ci si perde per strada.

È diviso per capitoli, ogni titolo un brano evocativo, in ognuno una fase culturale che ha composto la musica rock, dalle radici alle sue evoluzioni (fino all’ultima che ha un senso, i Nirvana).

È ricco: di frasi celebri, di box con date importanti anche di eventi sociali e politici, di brani e album chiave da andarsi a ripassare o a conoscere.

È un libro per chi non ne ha ancora letti tantissimi di musica o per chi vuole recuperare i passaggi cruciali della storia del rock; e per l’impostore, triste delle sue mancanze…

Alla fine si può anche accedere ad un archivio di foto e video attraverso un QR code.

Insomma con questo manuale si ricostruisce l’albero di questa famiglia numerosa. Si capisce quali siano state le origini e si accetta il fatto che sia diventato tante altre cose rispetto ai suoi anni d’oro.

Ho capito bene che i padri pellegrini nella stiva della Mayflower ci caricarono anche i loro canti folklorici. Cadenzandoli durante la navigazione, chissà magari per alleggerire il viaggio, i pensieri, le paure e li sbarcarono con loro nel Nuovo Mondo che li digerì e ne fece una cosa tutta sua. Restituendoci la musica che ha cambiato il mondo e che ogni giorno ci cambia la vita. Grazie a Dio.

Che le radici del rock scendono forti nel folk e nel blues, e che anche le evoluzioni più lontane devono tanto, tantissimo, a quel passato. Anche quelle che non si capisce nulla e che nemmeno se ne rendono conto.

Che il rock è uno stile libero che parla di una generazione. Che passa una visione, un immaginario, una cultura oltre che uno stile musicale.

E inizia negli anni ‘50 con Elvis giovanissimo che andò a bussare alla Sun Records per incidere qualche canzone, e la segretaria di Sam Philips si annotò il suo nome. Vedi a volte le segretarie quelle brave!

Che gli anni ‘60 restano un’epoca d’oro irripetibile per eventi culturali, sociali, per cambiamenti. Un’epoca di apertura e di possibilità. Un pozzo di meraviglie. E non è nostalgia ma è proprio che non c’è storia. E accetterei di avere oggi 80 anni per aver vissuto quegli anni là dove il futuro davvero era aperto e tuonava forte. Vabe’ forse l’ho detta grossa ma è per dire l’entusiasmo…

Insomma, il rock resta una forma di arte suprema e oggi fatica in una cultura liquida, e non poteva essere altrimenti. L’inconsistenza, la flessibilità del nulla,

gli equilibri tutti fasulli del relativismo culturale, nessun desiderio forte, una cultura fatta di poco coraggio e tante pretese, semplicemente non possono essere il terreno capace di accoglierlo.

Ma il Rock è tutto meno che morto e mai come oggi ne avremmo bisogno. Per sua capacità di rappresentare i tempi, i contesti sociali e culturali che attraversa, per verità, potenza e libertà che porta.

 

 

Lezioni e Riflessioni sparse, più che altro mantra contro la sindrome dell’impostore

–  La perfezione è una trappola. Intanto vai, fai; lo diceva pure Beckett: Try again, fail again, fail better. È tutto lì in effetti. Sbagliare meglio.

–  Il meglio è nemico del bene. Me lo dice pure Carla sul lavoro, quando in quello che scrivo intigno a fare meglio…la punta alle “i”! Grazie Carla.

–  Sabotare il sabotatore. Da fuori già non mancano, almeno sabotiamo quelli nostri interni di sabotatori, diamoci una mano!

–  La cultura liquida non poteva essere una culla per alcuna forma di rock. Ovvio. Grande insight. SBANG!

–  Il punk non mi è mai piaciuto (Clash a parte). E ti credo! È stonato, senza melodia. Lo faceva apposta per rompere. E infatti lo fa… Io invece sono persona semplice, amo le melodie.

 

 

 

©saraschivazappa

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