Breve storia della vita e discografia di Elvis
Elvis Presley
di Carmelo Genovese
EDITORI RIUNITI (LEGENDS ROCK’N’ROLL) 2003
(Le parti in corsivo sono citazioni riprese dal testo che qui si recensisce, così, per chiarezza)
Elvis Presley è un piccolo libro che fa parte della collana “Legends, Rock’n’roll”, curata da Ezio Guaitamacchi.
Del Re del rock racconta sinteticamente la vita e ordina, commentandola, la sua enorme discografia in ordine cronologico e per raccolta.
È un inizio per avvicinarsi a Elvis Presley ma lascia intuire il portato dell’eredità di questo artista che cambiò il mondo della musica.
Il libro parte dai sensazionali esordi di Elvis, che come accade spesso per questi personaggi speciali, sono cercati, voluti, fatti accadere in qualche modo; fiammiferi che loro accendono per poi prendere fuoco.
Racconta degli anni di successo folle, di un manager sanguisuga che, come successe a tanti, non ne tutelò la carriera da artista spingendolo verso filmetti di serie b che avrebbero dovuto vendere le colonne sonore.
Filmetti da cui Elvis ne usciva come il belloccio che faceva innamorare le ragazze. In un contesto culturale e sociale che andava in tutt’altra direzione; quella dell’impegno del movimento del folk, seguito con attenzione da un’America che cambiava e che era sempre meno disincantata e sempre più realistica.
E quindi la decadenza che Elvis soffrì moltissimo. Le dipendenze, le sofferenze. E poi una ripresa momentanea ma tenace che Elvis si guadagnò da solo, tornando in sala di incisione a ritrovare una sua profondità.
E ci sono poi gli ultimi anni, affaticati da una discesa fisica e psicologica. Una delle più significative icone del rock si trasformava in una maschera triste e sfinita.
Elvis Aaron Presley, nato in una famiglia poverissima del Sud, muore il 16 agosto 1977 nella sua casa, Graceland. Al suo funerale c’erano decine di migliaia di persone, di ogni colore e classe sociale a portargli omaggio. Questo forse l’omaggio più bello.
L’ultima parte del libro è un’appendice con box, antologie e riedizioni con consigli, preziosi per muoversi nel corpo infinito delle raccolte e delle pubblicazioni.
Elvis è stato uno degli ispiratori della rivoluzione culturale avvenuta negli anni ‘50 e partita dagli Stati Uniti e che cambiò la cultura e lo stile di vita di un’epoca. Fu un’icona di liberazione e di cambiamento, a partire dai movimenti e dal modo audace e indipendente in cui cantava, per tutti quei giovani che provavano a liberarsi delle rigide regole che inamidavano quell’epoca.
Sono tantissimi gli artisti, mi viene in mente Bruce Springsteen che ne parla nella sua autobiografia, ad essere stati folgorati da Elvis, dal suo modo di cantare e di muoversi che gli fece pensare che un modo altro di esprimersi era non solo possibile ma anche divertente, liberatorio e bellissimo.
Questo piccolo libro mi ha lasciato la voglia di saperne di più di questo gagliardo e delicato artista.
Lezioni e Riflessioni sparse
- Questa prima lettura sulla storia di Elvis mi ha ricordato (casomai me ne fossi dimenticata) che nella vita gli equilibri sono una cosa fragile. Che, una volta raggiunti, li si dà troppo spesso per scontati. E che drammaticamente, ma anche fortunatamente, ci si salva solo da soli.
- Il manager di Elvis, il simpatico colonnello Tom Parker, decise di rappresentarlo accordandosi una percentuale sui ricavi del 25%… Lo fece sì decollare, ma lo tenne per la gola per tutta la vita, con ricatti economici e contratti capestro. Alla fine della sua carriera (per pagare i propri debiti di gioco) cedette tutti i diritti di Elvis alla RCA ricavandone una somma superiore a quella che prese Elvis… Mi ha fatto pensare a come spesso ci affidiamo a commercialisti o altri professionistoni con poca accortezza (ora dite che non vi è mai successo). La scala è molto più in piccolo ma forse proprio per questo i danni fatti a noi sono ben peggiori.
- “So che dovrò suonare a Las Vegas fino alla mia morte. Quel figlio di puttana del Colonnello Parker ha accumulato tanti di quei debiti laggiù che lo tengono in pugno”…
- “Non ho mai preso lezioni di canto e l’unico allenamento che ho fatto è stato con un manico di scopa prima che mio padre mi comprasse la prima chitarra”. Forse chi veramente vuole fa con quello che ha. Forse.
- “Come farà la gente a ricordarmi? Non ho mai fatto qualcosa di duraturo”. Mi sorprende sempre quando leggo di artisti che sono stati straordinari in pressoché totale inconsapevolezza. Un atteggiamento di serietà dato dal chiedere sempre il meglio proprio a loro stessi, e non dare per scontata la gloria.
Un video
Jailhouse rock non è solo uno dei primi video musicali della storia ma la colonna sonora dell’omonimo film “Il Delinquente del Rock’n’Roll” che, appunto, cercò di denunciare l’ambiente dello show business musicale dell’epoca e che in modo duro raccontò della difficoltà di farsi strada nel mondo musicale tra personaggi ambigui.